Il tempo dell’attesa

L’amore sa aspettare, aspettare a lungo, aspettare fino all’estremo.
Non diventa mai impaziente,
non mette fretta a nessuno e non impone nulla.
Conta sui tempi lunghi.

Dietrich Bonhoeffer

La gravidanza è un periodo molto importante nella vita della mamma e della coppia, da molti definito sacro: in questa fase l’uomo e la donna progettano insieme il mondo fisico, emotivo e culturale che accoglierà il nuovo nato.
Quei 9 mesi sono il tempo necessario per portare il bambino dal concepimento alla nascita.
Ma si sa che quando la madre ed un padre generano un figlio, un figlio genera la madre ed il padre.
In questo senso la gravidanza è il tempo necessario per concepire un’idea, un progetto un sogno e portarli a compimento.

La gravidanza chiama la donna e l’uomo a condividere un’avventura che ha sicuramente il suo fulcro nei corpi: quello della futura madre e del futuro bambino, tuttavia le rappresentazioni e le elaborazioni psichiche che accompagnano una gravidanza assumono una valenza importante e sempre soggettiva.

Inizialmente i sentimenti che la donna prova durante la gravidanza possono avere qualità contrastanti: da un lato c’è l’Io della mamma, all’altro la vita che sta crescendo dentro di lei.
Le emozioni contrastanti sono inevitabili, ed impegnano la madre a trovare un equilibrio in questa bilancia: felicità ed infelicità, serenità e preoccupazioni, desiderio e paura, sono tutte emozioni che arredano il mondo interno della coppia; di conseguenza è lecito che possano anche accompagnare la gestazione ed il parto.

La gestazione attiene al tempo poietico del “dare vita” che si muove non solo all’interno di una dimensione fisica, l’utero materno, ma innanzitutto in una dimensione psichica: la mente della donna in cammino per divenire madre e quella della coppia dalla quale il bambino è stato pensato, sognato, immaginato e generato.
La dolce attesa ci insegna che il tempo creativo si muove nel grembo fisico e nel grembo psichico, altrettanto importante di quello biologico. In questo periodo tutto cambia, nella donna in maniera più evidente, in quanto la trasformazione del corpo e psichica son maggiormente visibili, ma non è da sottovalutare il cambiamento che comincia a generarsi anche nella figura paterna.
La gravidanza, anche se non è la prima, è un’esperienza che risulta sempre nuova e unica e racchiude in sé qualcosa di magico: l’attesa del bambino che arriva è una porta che si apre al “per sempre”.

Ecco quindi che il tempo dell’attesa appartiene alla sfera del “kairós”, ossia del tempo sacro, il tempo del dono della vita, della luce.
Un tempo che si rallenta, un tempo in funzione alla creazione della vita, che non è per nulla statico ma è uno scorrere dolce verso il divenire, un tempo necessario.

La gravidanza impone il tempo dell’attesa, del progetto, del sogno, del mistero. Ci porta a riflettere su quanto conta l’attesa, la pazienza in ogni attività e relazione della nostra vita: nel lavoro, studio, in amore…? Quanto conta il saper aspettare e il come aspettare? Quanto il rallentamento del fare esteriore è necessario perché l’interiore possa crescere e svilupparsi? Quanto siamo in grado di saper aspettare rinunciando anche a cose che amiamo per un bene, un obiettivo superiore?

L’attesa è preparazione fisica ed emotiva.
La sfida di oggi è tornare ad abitare l’attesa, i suoi silenzi, non solo in gravidanza, ma nella vita in generale per prepararci ai cambiamenti, per ripartire entusiasti e leggeri in una nuova fase della vita.

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